sabato 18 ottobre 2014

Sapore di sale

Io, al centro del deserto salato di Uyuni
Ciao, nipote.

Immagina un enorme lago, che una volta era un mare. Anzi, immagina un deserto, sotto il quale ci sia acqua; ma l'acqua si trova ad una grande profondità, e quindi non sale fino alla superficie. Tranne in un caso: quando arriva la stagione delle piogge, e le nuvole cariche d'umidità arrivano dalla foresta Amazzonica e sbattono contro le Ande, rilasciando il loro carico.

Allora, solo allora, l'acqua si accumula in superficie, e filtra lentamente nel terreno, sciogliendo i sali e facendoli affiorare in superficie.

Poi, il sole torna ad asciugare tutto, l'acqua evapora o si reinfila sotto terra, e in superficie rimane solo una crosta bianca: sale.

Questo è il deserto salato di Uyuni, in Bolivia. Una enorme superficie bianca, a volte increspata dai bordi di quelle che erano pozzanghere, a volte invece piatta come una tavola da biliardo. E bianca, come se la neve fosse appena caduta.

venerdì 12 settembre 2014

Tra deserti e città di pietra

Cammelli in posa a Petra
Ciao, nipote.

In questi giorni sono in Giordania, l'unico paese tranquillo del Medio Oriente, almeno fino ad ora. Lo sto girando con un gruppo di viaggiatori inglesi, accompagnati dalla guida Elias e scarrozzati dall'autista Khaled, per una settimana. Che può sembrare un periodo breve, forse, ma in realtà la Giordania non è un paese molto grande, almeno nella sua parte abitata - perché, se guardi la mappa, vedrai che una parte considerevole è puro deserto.

Così, sul pullman di Khaled, in pochi giorni siamo passati dalle moschee di Amman ai resti di una città romana a Jerash, e dai mosaici di Madaba fino al monte Nebo, su cui Mosé diede un ultimo sguardo alla Terra Promessa prima di morire - aveva anche i suoi annetti, bisogna pur dirlo -; poi, qualche ora passata in riva al Mar Morto, che in realtà non è un mare ma un lago, con una concentrazione di sali talmente grande che in acqua non ci vive neppure un pesciolino, e che se ci entri galleggi anche con due enormi sassi tenuti nelle mani.

sabato 23 agosto 2014

Filippo Brunelleschi e la soluzione del problema della cupola

Il duomo di Firenze, con la cupola
che si intravede rossa didietro
Ciao, nipote.

In questi giorni sono a Firenze, e una delle cose che più mi colpisce di questa città è che, da quasi ogni vicoletto o piazza, si riesce a vedere qualcosa della maestosa cupola della cattedrale, costruita da Filippo Brunelleschi nel secolo quindicesimo. Una cupola che ai suoi tempi era la più grande del mondo, e che ancora oggi rimane la più grande interamente in muratura.

Brunelleschi si trovò a dover affrontare un problema molto difficile: la base della cupola, detta "tamburo", era troppo grande per poter reggere il tipo di cupola che si era pensata per il duomo, ovvero una cupola composta da 8 spicchi piani appoggiati tutti uno all'altro. Gli spicchi, piani, avrebbero avuto bisogno di speciali strutture in legno per essere sorretti mentre venivano costruiti, e le dimensioni (e l'altezza) del tamburo rendevano la cosa impossibile: troppo grandi i tronchi che si sarebbero dovuti usare, troppo il peso da fargli portare.

sabato 9 agosto 2014

La Passione di Cristo va in scena ogni 10 anni

Gesù riceve la corona di spine,
durante la rappresentazione
della Passione del 2010


Ciao, nipote.

In questi giorni sto viaggiando attraverso i paesi delle Alpi, per un tour di addestramento - dove scopriamo il percorso lungo il quale porteremo poi i nostri clienti viaggiatori -, e sono appena arrivato a Monaco di Baviera dopo un po' di tempo passato in Austria.

Lungo il percorso, ci siamo fermati anche ad Oberammergau, un paesino tedesco di poco più di 5000 persone famoso in tutto il mondo per la rappresentazione della passione di Cristo: quasi metà della popolazione è impegnata, ogni dieci anni, nella messa in scena della storia della passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo, così come raccontata dai Vangeli.

Messa in atto per la prima volta nel 1634 quale risultato di un voto fatto dai cittadini di Oberammergau a Dio per averli risparmiati dal diffondersi della peste bubbonica, si è tenuta da allora puntualmente ogni 10 anni, dal secolo scorso negli anni che terminano con zero; la prossima sarà, quindi, nel 2020.

martedì 8 luglio 2014

Una nave dal nome di ninfa

La nave Arethusa in navigazione
Ciao, nipote.

Come sai, sono in viaggio lungo il mar Tirreno con un gruppo di americani. Oggi siamo nel porto di Marina di Massa, dove il capitano della nave ci tiene al sicuro dalle onde che corrono sulla superficie del mare, onde alte fino ad un paio di metri, non tanto comode per una imbarcazione come la nostra.

Si chiama Arethusa, la nave. Il nome le viene da una ninfa che, seguendo la dea Diana, correndo libera tra i boschi del Peloponneso, fu vista dal giovane Alfeo che si innamorò perdutamente di lei. Ma Aretusa non ricambiava il suo sentimento, anzi rifuggiva da lui, finché stanca delle sue insistenze chiese aiuto a Diana, la quale la avvolse in una spessa nube sciogliendola in una fonte sul lido di Ortigia. Alfeo, che non voleva rassegnarsi, chiese allora aiuto agli Dei, che lo trasformarono in un fiume che, nascendo dalla Grecia e percorrendo tutto il Mar Ionio, si unisce all'amata fonte.