sabato 22 novembre 2014

La spiaggia di plastica

La spiaggia di Livingston
Ciao, nipote!

Ieri e l'altroieri ero a Livingston, un piccolo villaggio alla foce del Rio Dulce, in Guatemala.

Case di pescatori, il caldo clima del Caribe, palme colme di noci di cocco e spiaggie dorate... Beh, non proprio, purtroppo: la sabbia del litorale di Livingston è completamente ricoperta di spazzatura.

Per la maggior parte si tratta di contenitori di plastica, di pezzi di gommapiuma, di vecchie ciabatte... formano un continuo strato sul quale sei obbligato a passare, a volte nascondendo delle pozze d'acqua in cui rischi di affondare fino al ginocchio se non le noti.

Dicono che la spazzatura la porta la corrente, che è tutta roba che arriva dal Belize e dall'Honduras, dove la gente la butta in mare. Sicuramente un po' è così, ma ho visto varie persone gettare spazzatura lungo la strada, bambini giocare su quella spazzatura, pescatori svuotare e ripulire le loro reti su quella spazzatura. E' come se tutti ci si fossero abituati.

E (quasi) nessuno pulisce, ovviamente: durante una passeggiata di 3 chilometri, credo di aver visto solo due o tre case che avevano la loro porzione di spiaggetta in condizioni accettabili; per il resto, sembrava una discarica.

E' un peccato, ovviamente; ed ha anche dei cattivi effetti sul turismo, come puoi immaginare, perché così nessuno si ferma per più di uno o due giorni, dato che oltre al mare non c'è poi molto da fare. Ed è un insegnamento per noi tutti: perché si comincia dal gettare per terra una cartaccia o una bottiglietta di plastica, e si finisce così, come nella foto...

giovedì 6 novembre 2014

Una gazza ladra a colazione

A occhio e croce, direi che
a questa gazza piace il miele

Ciao, nipote.

Oggi mi trovo sull'isola di Ometepe, nel lago Nicaragua, il più grande lago del Centro America. Si tratta di un'isola formata da due vulcani, e dal lembo di terra che li unisce.

Il nostro albergo si trova proprio su tale lembo di terra, in una posizione deliziosa, circondato da piante verdissime su cui a volte si arrampicano anche le scimmie urlatrici.

Ma i veri padroni di casa sono degli uccelli coloratissimi, curiosi e intraprendenti al punto da volare sui tavoli della colazione per rubare del pane, bersi il tuo succo di frutta o, come nel caso della foto, assaggiare un po' di miele. Si tratta di gazze ladre, ma colorate di blu e azzurro, a differenza di quelle bianche e nere che conosciamo noi.

sabato 18 ottobre 2014

Sapore di sale

Io, al centro del deserto salato di Uyuni
Ciao, nipote.

Immagina un enorme lago, che una volta era un mare. Anzi, immagina un deserto, sotto il quale ci sia acqua; ma l'acqua si trova ad una grande profondità, e quindi non sale fino alla superficie. Tranne in un caso: quando arriva la stagione delle piogge, e le nuvole cariche d'umidità arrivano dalla foresta Amazzonica e sbattono contro le Ande, rilasciando il loro carico.

Allora, solo allora, l'acqua si accumula in superficie, e filtra lentamente nel terreno, sciogliendo i sali e facendoli affiorare in superficie.

Poi, il sole torna ad asciugare tutto, l'acqua evapora o si reinfila sotto terra, e in superficie rimane solo una crosta bianca: sale.

Questo è il deserto salato di Uyuni, in Bolivia. Una enorme superficie bianca, a volte increspata dai bordi di quelle che erano pozzanghere, a volte invece piatta come una tavola da biliardo. E bianca, come se la neve fosse appena caduta.

venerdì 12 settembre 2014

Tra deserti e città di pietra

Cammelli in posa a Petra
Ciao, nipote.

In questi giorni sono in Giordania, l'unico paese tranquillo del Medio Oriente, almeno fino ad ora. Lo sto girando con un gruppo di viaggiatori inglesi, accompagnati dalla guida Elias e scarrozzati dall'autista Khaled, per una settimana. Che può sembrare un periodo breve, forse, ma in realtà la Giordania non è un paese molto grande, almeno nella sua parte abitata - perché, se guardi la mappa, vedrai che una parte considerevole è puro deserto.

Così, sul pullman di Khaled, in pochi giorni siamo passati dalle moschee di Amman ai resti di una città romana a Jerash, e dai mosaici di Madaba fino al monte Nebo, su cui Mosé diede un ultimo sguardo alla Terra Promessa prima di morire - aveva anche i suoi annetti, bisogna pur dirlo -; poi, qualche ora passata in riva al Mar Morto, che in realtà non è un mare ma un lago, con una concentrazione di sali talmente grande che in acqua non ci vive neppure un pesciolino, e che se ci entri galleggi anche con due enormi sassi tenuti nelle mani.

sabato 23 agosto 2014

Filippo Brunelleschi e la soluzione del problema della cupola

Il duomo di Firenze, con la cupola
che si intravede rossa didietro
Ciao, nipote.

In questi giorni sono a Firenze, e una delle cose che più mi colpisce di questa città è che, da quasi ogni vicoletto o piazza, si riesce a vedere qualcosa della maestosa cupola della cattedrale, costruita da Filippo Brunelleschi nel secolo quindicesimo. Una cupola che ai suoi tempi era la più grande del mondo, e che ancora oggi rimane la più grande interamente in muratura.

Brunelleschi si trovò a dover affrontare un problema molto difficile: la base della cupola, detta "tamburo", era troppo grande per poter reggere il tipo di cupola che si era pensata per il duomo, ovvero una cupola composta da 8 spicchi piani appoggiati tutti uno all'altro. Gli spicchi, piani, avrebbero avuto bisogno di speciali strutture in legno per essere sorretti mentre venivano costruiti, e le dimensioni (e l'altezza) del tamburo rendevano la cosa impossibile: troppo grandi i tronchi che si sarebbero dovuti usare, troppo il peso da fargli portare.