mercoledì 18 marzo 2015

Un palazzo per salvare Dante

Tomas, la mia guida
all'interno di Palacio Barolo
Ciao, nipote.

Sicuramente hai sentito parlare di Dante Alighieri, poeta e scrittore toscano del tredicesimo secolo, famoso per aver composto l'autore delle Divina Commedia, universalmente considerata la più grande opera scritta in italiano e uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale.

Ne aveva sentito parlare anche il signor Luigi Barolo, imprenditore tessile di grande successo in Argentina, che anzi era davvero un ammiratore di Dante, tanto da far costruire nei primi anni del secolo scorso un palazzo a Buenos Aires, conosciuto ora come Palacio Barolo.

Un palazzo davvero speciale, il suo, pieno di riferimenti alla Divina Commedia: è alto 100 metri, così come 100 sono i canti dell'opera dantesca (33 per l'Inferno, 33 per il Purgatorio, 33 per il Paradiso, più 1 che fa da introduzione), ed è diviso appunto in 3 sezioni per un totale di 22 piani, così come 22 sono le terzine di ogni canto. Gli interni, anch'essi creati dall'architetto Mario Palanti, sono caratterizzati da decorazioni in forma di draghi, di mostri, di diavoli, di angeli.

giovedì 26 febbraio 2015

Un vento che spazza e spezza

Il vento increspa la superficie
dei laghi nel parco Torres del Paine
Ciao, nipote.

La Patagonia è una terra che cambia ogni giorno, ed ogni giorno ti sorprende: un giorno c'è il sole, un giorno piove, poi comincia a montare il vento e non lo fermi più, e lui passa e spazza via tutto, dalla sabbia alle persone.

E' proprio quello che ci è capitato, a me ed al mio gruppetto di 8 viaggiatori (più la guida Jacqueline, svizzera), l'altro giorno, all'interno del parco nazionale cileno Torres del Paine: stavamo giusto camminando lungo la via del ritorno verso l'ostello in cui avremmo passato un'altra notte, e ci siamo imbattuti in forti raffiche di vento. Ma non un vento normale: le raffiche, molto forti, soffiavano sopra i laghi del parco, increspandone la superficie, per poi raggiungere le rocce e gli escursionisti che si trovavano vicino ad esse.

domenica 8 febbraio 2015

Panorami patagonici

Un albero di lenga si inchina
al sole del pomeriggio
Ciao, nipote.

Sono tornato un'altra volta in Patagonia, in fondo al Sud America, e di nuovo in luoghi spettacolari, con ghiacciai lunghi qualche chilometro, torri di puro granito, boschi sconfinati e un'aria fredda che muove rapidamente le nuvole nel cielo.

Ad El Chalten, in Argentina, siamo rimasti due giorni, con il gruppo. Considerata la capitale del trekking, in realtà si tratta di un villaggetto di poche migliaia di persone (poco più grande di Castegnero, ad occhio e croce), circondato però da uno dei parchi nazionali più belli del paese, con stupende montagne coperte di ghiaccio e neve dove la storia l'hanno fatta alpinisti italiani come i "ragni di Lecco", scalando vette che agli altri sembravano inaccessibili.

mercoledì 21 gennaio 2015

I faccioni dentati di San Agustin

Una delle facciotte di pietra
della zona di San Agustin
Ciao, nipote.

Dalla costa caraibica della Colombia, mi sono aggregato ad un tour guidato da Elizabeth per alcuni giorni, visitando con loro prima la capitale Bogotà e poi la zona di San Agustin, a ridosso delle montagne.

Si tratta di una zona in cui una civiltà antica ha lasciato tombe e bellissimi idoli di pietra, dalle facce bizzarre, a volte pure simpatiche. Non si sa molto di quel popolo, perché non ha lasciato testi scritti; ma archeologi di tutto il mondo dopo anni di studio sono riusciti ad interpretare molti dettagli delle statue, riuscendo a raccontarci almeno una parte della storia.

giovedì 15 gennaio 2015

La grande muraglia di Cartagena de Indias

La bandiera colombiana
sventola sopra le mura di Cartagena

Ciao, nipote.

Sono giunto in Colombia, per la precisione a Cartagena (Cartagena de Indias, per non confonderla con l'omonima città della Spagna; il suffisso "de Indias" deriva, come avrai capito, dall'idea che avevano ancora gli spagnoli di essere arrivati nelle Indie, per colpa dell'"errore" di Cristoforo Colombo).

Una città la cui storia è sempre stata associata ai pirati e ai corsari, che continuavano ad attaccarla per depredarla, tanto che ad un certo punto si dovette prendere una decisione molto impegnativa: dotare Cartagena di una cinta muraria di ben 12 km. 12 km, sì, hai letto bene: praticamente, la distanza tra casa nostra e Vicenza, tutta fatta di mura  .